Oltre vent'anni di attività continua sui campi di gioco — prima come giocatore di alto livello, poi come tecnico federale — hanno costruito una preparazione rugbistica pressochè completa. Il confronto costante con tecnici nazionali e internazionali, i corsi FIR seguiti nel tempo e l'esperienza diretta nei campionati di Serie A, Top Ten, Serie B e Elite hanno consolidato in modo significativo le mie competenze tecniche, strategiche e manageriali.
La varietà di contesti affrontati — dalla ricostruzione di un club in difficoltà (Colleferro Rugby) alla guida di una franchigia interprovinciale (Roma Sud), dalla direzione tecnica di un intero settore giovanile alla gestione di categorie singole in gironi Elite e Interregionale — ha ampliato la mia visione del rugby a ogni livello. A questo si aggiunge la gestione diretta di budget, contratti e logistica degli atleti maturata nel periodo trascorso a Colleferro, e la capacità di progettare e consegnare piani tecnici pluriennali con obiettivi misurabili.
La mia formazione da giocatore — 19 anni nella Rugby Roma Olimpic, esordio in Serie A a 17 anni come mediano di mischia, nazionali giovanili U17 e U19, quasi dieci anni nella massima categoria italiana e presenze internazionali nella Parker Cup — insieme all'esperienza di due mesi in Sud Africa nel 1996 rimane il fondamento tecnico e culturale su cui si è costruita ogni successiva competenza da allenatore.
Il gioco nello spazio e la polivalenza del giocatore in campo aperto sono il nucleo della mia identità rugbistica. Dopo una fase di conquista voglio che ogni atleta — indipendentemente dal ruolo — sia in grado di garantire il proprio intervento in modo efficace nello spazio o sul pallone. Le fasi di conquista non sono un momento di transizione: sono piattaforme di gioco strutturate da cui costruire vantaggio reale sull'avversario sia in attacco che in difesa.
Nel tempo la mia filosofia si è evoluta verso una lettura sempre più integrata del gioco: il movimento offensivo e il condizionamento difensivo sono due facce dello stesso processo di costruzione dell'identità di una squadra. Formare un gruppo significa dare a ogni giocatore un sistema di riferimento chiaro — ruolo, spazio, responsabilità — e allenarlo a prendere decisioni autonome sotto pressione.
Oggi costruisco la mia identità di gioco su tre assi: lettura collettiva dello spazio (offensivo e difensivo), velocità e continuità di riorganizzare schieramenti ottimali come strumento per logorare l'avversario, responsabilità individuale nel sistema di gioco come misura della maturità di una squadra. Il rugby che voglio produrre è riconoscibile: coerente nei principi, adattabile nell'esecuzione, fondato sulle qualità reali degli atleti che alleno.
La formazione giovanile è l'ambito in cui ho investito la parte più significativa della mia carriera da tecnico. In quasi vent'anni di lavoro con U15, U16, U18 e U20 ho sviluppato un approccio che va ben oltre l'aspetto tecnico-tattico e che considero la dimensione più importante — e più difficile — del lavoro di un allenatore di settore giovanile.
Ho avuto la fortuna di seguire alcuni ragazzi per sei o più anni consecutivi — dall'ingresso nel rugby fino al loro esordio in prima squadra e nelle categorie nazionali. Quella continuità, che raramente si riesce a costruire, è per me la misura più autentica di cosa significa formare un giocatore.
Guida tecnica della categoria U18 della franchigia Roma Sud nel girone interregionale. Il contesto è quello di un rugby romano ancora in fase di lenta ricostruzione dopo gli anni della pandemia: iscrizioni ai minimi storici, generazione di atleti con scarsa cultura sportiva alle spalle, competizione ridotta nelle settimane di allenamento. Il lavoro si concentra sulla costruzione di una identità di gruppo e di gioco. Sullo sviluppo tecnico-tattico e motivazionale degli atleti e sulla definizione e raggiungimento di obiettivi nel medio-lungo termine.
Responsabilità tecnica della categoria U16 nel girone Elite. Stagione svolta in un panorama rugbistico romano con difficoltà strutturali legate alla disponibilità di atleti formati e alla scarsità di confronti competitivi continui di qualità.
Collaborazione tecnica con Nuova Rugby Roma e la franchigia Roma Sud per lo sviluppo del rugby giovanile di alto livello. In questo periodo ho scelto consapevolmente di ridurre l'impegno diretto per affrontare una situazione personale, tra cui un intervento di artroprotesi al ginocchio nel settembre 2022 e il successivo percorso di recupero.
Sviluppo e avvio di un progetto quadriennale di formazione giovanile per la franchigia Roma Sud, costituita da atleti provenienti da Nuova Rugby Roma, Arvalia Villa Pamphilj Rugby e Rugby Anzio Club. Tre gli obiettivi strategici del progetto:
Fattibilità e potenzialità del progetto più che buona. La stagione è stata interrotta dopo tre quarti del percorso a causa dello scoppio della pandemia da Covid-19.
Collaborazione con un team di preparatori e allenatori competenti per la gestione di un gruppo di ragazzi con buon potenziale rugbistico. Partendo dalla posizione 40 su 52 nel ranking regionale, la stagione si è chiusa ristabilendo una posizione tra le prime 10 società nel Lazio e con il raggiungimento di 3 dei 4 obiettivi prefissati. Un anno intenso, ricco di appuntamenti, di crescita tecnica e umana.
Guida della prima squadra come Head Coach con uno staff di 3 tecnici, 2 sanitari e 2 figure manageriali. In parallelo, Direttore Tecnico del settore giovanile U14–U16–U18 con coordinamento di un pool di 10 risorse tecniche.
Sviluppato un progetto quadriennale tecnico-organizzativo per riportare il Club a un ruolo di rilievo nel rugby nazionale. Il progetto — consegnato con strategie e attività pianificate stagione per stagione — è stato interrotto al termine della seconda stagione a seguito dell'insediamento di un nuovo consiglio direttivo, nonostante il raggiungimento di tutti gli obiettivi prefissati. Una delle esperienze più significative e formative della mia carriera.
Seguito il completamento del percorso formativo dell'U18 regionale e sviluppato il piano di gioco di categoria, raggiungendo la promozione nel campionato di Elite. Sul fronte seniores, condotto la squadra ai play-off di Serie A. Una stagione importante per la mia crescita professionale.
Prima esperienza da allenatore. Seguito per sei anni un gruppo di ragazzi con ottimo potenziale rugbistico e umano, dalla formazione di base fino ai risultati nazionali. Durante questo periodo completati 2 corsi federali FIR e 1 corso regionale che hanno segnato un salto significativo nella mia preparazione tecnica, soprattutto in termini di programmazione e sviluppo dei talenti.
Nato e cresciuto nella Rugby Roma Olimpic Club — il club più blasonato della capitale — dove ho giocato per 19 anni chiudendo definitivamente la carriera da giocatore. Esordio in Serie A a 17 anni nel ruolo di mediano di mischia, convocato nelle nazionali giovanili U17 e U19. Quasi dieci anni nella massima categoria italiana (Serie A → Top Ten → Eccellenza) e presenze internazionali nella Parker Cup.
In 19 anni ho avuto la fortuna di essere allenato e di condividere il campo con personaggi e legende del rugby mondiale: Wayne Shelford, Walter Little, Giulian Gardner, Pote Fouriè. Ho incontrato sui campi come avversari Naas Botha, Zinzan Brooke, John Kirwan, David Campese, Tim Horan, Diego Dominguez, Danie Gerber, Neil Jenkins e molti altri. Un'esperienza che ha inevitabilmente arricchito la mia preparazione tecnica, culturale e filosofica del gioco.
Fondamentale l'esperienza di due mesi in Sud Africa nel 1996, con 3 partite di campionato disputate con un club di Pretoria. Il contatto diretto con una delle culture rugbistiche più radicate e importanti al mondo ha segnato in modo profondo la mia crescita tecnica e psico-attitudinale.
Anni di Serie B anche con Lazio Rugby e CUS Roma (5 stagioni in totale).
Dopo oltre quarant'anni trascorsi sui campi da rugby — prima come giocatore di alto livello, poi come tecnico federale attraverso ogni livello del settore giovanile e seniores — il ruolo che sento più coerente, oggi, con la mia esperienza complessiva è quello di Director of Rugby.
Non si tratta di un'ambizione recente. È il punto di arrivo naturale di un percorso che ha attraversato la gestione di singole categorie, la direzione tecnica di interi settori giovanili, la pianificazione di progetti pluriennali, la gestione di staff tecnici e la responsabilità diretta di budget e contratti. Ogni esperienza ha aggiunto un tassello a una visione del rugby che è insieme tecnica, strategica e umana.
Come DoR vorrei mettere a sistema tutto questo: costruire un progetto per lo sviluppo del Rugby che colleghi il vivaio alla prima squadra, formi giocatori e tecnici completi — tecnicamente preparati, mentalmente solidi, consapevoli dei valori e dei principi del gioco — e dia al club un'identità riconoscibile e sostenibile nel tempo.
Il rugby mi ha dato molto, come giocatore e come tecnico. Il Director of Rugby è il modo in cui voglio restituirlo.