Smartphone sì o no?
Dal momento in cui sono diventato genitore, più di qualche pensiero mi è venuto. E prima o poi arriva sempre quel momento: lo smartphone oppure no?
L'argomento è ancora fuori discussione per molti, eppure prima o poi ogni genitore deve farci i conti. Non esiste un'età giusta per consentire l'uso dello smartphone ai propri figli — o almeno, non credo esista un'età universalmente giusta. Quello che conta, a mio avviso, è capire che tipo di utilizzo ne possono fare, limitarne il tempo e tenere sotto controllo i contatti con cui entrano in relazione.
Il patto
Con mia figlia abbiamo stretto un accordo — un vero e proprio patto scritto sul tempo di utilizzo e sulle applicazioni consentite. E devo dire che sono stato fortunato: non ha mai insistito su niente. Qualche volta ha provato a chiedere l'installazione di una app che la maggior parte delle sue amiche usano, ma non ha mai sollevato polveroni o dato di matto per aver ricevuto la scontatissima risposta negativa.
Il fatto che gli altri abbiano qualcosa che lei non ha — o che non può avere ancora — non la turba. Soprattutto quando quel qualcosa richiede un'età minima per essere usato.
Agli occhi di molti rischio di passare per un genitore antico, severo e fuori dal mondo. La verità è opposta: mi sento estremamente attuale e molto attento ai gravi effetti collaterali che un uso improprio dello smartphone può causare.
L'accordo in quattro punti
A undici anni passati, anche per mia figlia è arrivato lo smartphone. Con queste regole:
1) Nessun social al di fuori di WhatsApp.
2) Limite di utilizzo di un'ora al giorno.
3) Disponibilità dalle 8:00 alle 20:00.
4) Controllo a sorpresa dello smartphone.
Una riflessione finale
A ripensarci bene, forse avremmo potuto aspettare ancora un anno. Ma il fatto che spesso vada e torni da scuola da sola ha pesato nella decisione e sarebbe disonesto non ammetterlo. Uno smartphone in tasca è anche un modo per evitare qualche preoccupazione in più a noi genitori. Probabilmente sì, anche questo è stato un aspetto valutato. Non il principale, ma non irrilevante.
La conferma inaspettata
Al ritorno da scuola, quest'anno in tarda primavera, mia figlia mi ha letteralmente spiazzato. Aveva appena partecipato all'incontro annuale con la Polizia Postale e, contro ogni previsione, mi ha detto:
«Papo, sono proprio contenta che tu mi abbia vietato i social e impostato i limiti sul cellulare. Ho davvero un padre speciale, attento e che si muove esattamente come suggeriscono gli esperti.»
Sono rimasto immobile. Chi se lo sarebbe mai aspettato? Fino a ieri ogni singola app era una trattativa estenuante, un "no" da digerire. Poi, all'improvviso, la consapevolezza.
Questo episodio mi ha fatto pensare/ricordare due cose: i figli non smetteranno mai di stupirci e il nostro compito, come genitori, è continuare a fare scelte difficili per farli crescere protetti, anche quando sembra che non capiscano.
