Cinquanta lire
Un jukebox alla Playa di Fiumicino, cinquanta lire a canzone, un'area "vietata" ai bambini. È da lì che è cominciato tutto, o quasi. Da quel momento in poi la musica non è più uscita.
La mia prima scoperta musicale risale più o meno al 1974. Avevo quattro anni, era estate e mia madre stava sistemando casa a Fiumicino. Alla radio passava Onda su onda di Bruno Lauzi. Non so dire cosa sentii esattamente — ero troppo piccolo per riconoscerlo, ma il motivo mi piaceva. E' un ricordo sfocato ma che da allora rimase con me, inciso da qualche parte in attesa di torneare. Poi il vuoto.
Tornò quattro anni dopo con l'estate del 1978 quando alla Playa di Fiumicino il jukebox — che meraviglia di invenzione — suonava in continuazione canzoni di Battisti, Renato Zero e Alan Sorrenti al costo di cinquanta lire. Mi era vietato sostare in quell’area “da grandi” dove si trovava quello strano mobile luminoso che cantava e suonava, ma trovavo sempre il modo di girargli intorno. Mi piaceva ascoltarlo. Mi affascinava. Per me era una specie di calamita.
Credo che sia stato proprio lì che qualcosa cambiò. Da quel momento i miei giorni non furono più fatti soltanto di rumori, voci e silenzi. Cominciai ad accorgermi dei suoni, delle melodie, delle canzoni, del ritmo. La musica entrò nella mia vita inaspettatamente e da allora, non ne è più uscita. Non so nemmeno se “passione” sia la parola giusta. Forse è qualcosa di più naturale, quasi necessaria.
Chitarra, tastiera e mixer
In prima media frequentai un corso pomeridiano di chitarra acustica dopo la scuola. Fratel Paolo, ricordo ancora il suo nome. Più tardi iniziai a suonare anche la tastiera. Ma i risultati non furono mai straordinari. Al dire il vero non tanto per la mancanza di orecchio, piuttosto alla mancanza di tempo per esercitarsi con gli strumenti. Così finii per avvicinarmi al mixaggio e all’intrattenimento musicale, scoprendo con sorpresa di avere una certa predisposizione per fare il DJ.
Anche in questo caso non arrivarono grandi successi, ma i risultati furono decisamente migliori. Non per costruirci una carriera memorabile — ma di grande soddisfazione per me. Come di grande soddisfazione era la mia strumentazione. Oh sì, quella sì che era davvero il massimo in quegli anni. Casse RCF, piatti Technics SL-1210 MK2 (il modello che ha fatto la storia), mixer Karma e doppia piastra di registrazione Pioneer per salvare le performance. C'è una certa coerenza in tutto questo: l'attrezzatura giusta non sostituisce il talento, ma il talento senza l'attrezzatura giusta si esprime solo a metà.
Ascoltare bene
Col tempo ho imparato ad ascoltare di tutto. Dalla musica classica a quella contemporanea, senza gerarchie e senza pregiudizi. Dai brani più soft a quelli capaci di scuoterti dentro. Ma soprattutto go imparato ad ascoltarla bene: forte, chiara, nitida. Forse anche per questo ho sempre cercato di dotarmi di impianti Hi-Fi di buon livello. Negli anni ho aggiunto perfino un sistema portatile auto amplificato con mixer a sei canali da usare all’aperto per ogni occasione. Insomma, sì: forse “passione” resta il termine più corretto, almeno nel mio caso. E' stata per me e lo è ancora compagna inseparabile, rifugio, energia, memoria, fonte di motivazione.
Una medicina, una mappa
La musica ha la capacità di assumere forme diverse a seconda di quando la chiami. Ci sono canzoni che ascolto quando sono stanco o giù di morale. Le uso come medicina. In certi miei stati emotivi uno specifico genere fa quello che nessun'altra cosa riesce a fare. La musica classica, invece, la scelgo quando voglio rallentare il tempo e dedicare più attenzione ai dettagli della composizione. A volte mi accompagna persino mentre cucino, aiutandomi a essere più creativo.
Ci sono canzoni che ascolto per far tornare forte la nostalgia di certi momenti. Per riportare in superficie ricordi lontani. Altre quando ho bisogno di sfogarmi. Altre ancora per ricaricare le batterie. E poi ci sono quelle che non riescono a lasciarmi fermo — quelle che mi obbligano a muovermi, a ballare per ore. Forse sono proprio queste che preferisco in assoluto.
La musica riempie la nostra esistenza più di quanto immaginiamo. È una compagna ideale, discreta. Sa esserci quando ne abbiamo bisogno e sa sparire quando chiediamo silenzio. È potente in un modo che ancora mi sorprende — dodici note in tutto che combinate tra la loro riescono a dar vita a milioni di canzoni e composizioni diverse. Milioni di storie, milioni di emozioni, milioni di momenti che appartengono a ognuno di noi in modo unico e irripetibile.
Forse è questo che la rende insostituibile. Forse è per questo che sono ancora qui, dopo cinquant'anni da quel jukebox, ad aspettare che la prossima canzone mi dica qualcosa che ancora non so.
