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ARAndrea Roselli
montagna
16 giu 2026 6 min di lettura

Lei, oltre le piste

Ci sono due sport che ho amato in maniera quasi ossessiva nella mia vita e che ancora oggi porto dentro con la stessa intensità: lo sci e il rugby. Entrambi, curiosamente, me li ha fatti conoscere mia madre. E ancora oggi penso: ma che donna è mia madre.

2005 — Panorama sud-ovest da Le Brevent (2.525m) - Chamonix

2005 — Panorama sud-ovest da Le Brevent (2.525m) - Chamonix

Lo sci è arrivato prima. La montagna è arrivata dopo — quando ho smesso di guardare le piste e ho iniziato a guardare lei. Siamo nel 1974, sul monte Terminillo. Avevo quattro anni. Il maestro si chiamava Patrizio — nome che non ho mai dimenticato, come non ho dimenticato quel pomeriggio di vento forte e freddo per le vie di un paesino lì nelle vicinanze, subito dopo essere salito per la prima volta sugli sci.

Gli anni seguenti furono quelli delle domeniche sulle piste di Campo Felice, Campo Staffi, Campo Imperatore, insieme ai miei e ai parenti più stretti. Un gruppo numeroso e ben assortito e ben organizzato. Quando oggi riguardo alcune fotografie di allora penso sempre a che strane cose indossassimo e, soprattutto, a quale attrezzatura primitiva utilizzassimo per scendere dalle piste. Se confrontata con quella di oggi sembra quasi roba extraterrestre. Eppure andava, ci consentiva di esprimere i nostri stili, oggi al quanto discutibili.

Grazie a mia madre, e grazie allo sci, ho avuto poi la possibilità di scoprire anche ciò che rendeva possibile tutto questo: la montagna. Quello che non avevo ancora capito, in quegli anni, e che lo sci era il mezzo. Che quello che mi stava dando davvero non era solo la velocità di una discesa o il divertimento di passare una giornata con gli amici. Mi stava dando qualcosa di più grande e più silenzioso intorno a me. Di lei me ne sono accorto tardi — solo a una certa età ho iniziato davvero a scoprire le sue vette, le sue catene, i suoi boschi fitti di abeti e larici e gli animali che la abitano. Ho imparato a percepirne la maestosità e la bellezza, quando oltre a sciare ho imparato ad osservare e ad ascoltare il luogo in cui mi trovavo. Ed è proprio in quel momento che la passione per lo sci si trasforma lentamente in un amore incondizionato per la montagna. Un amore che da allora mi accompagna in ogni stagione, in qualsiasi condizione meteo, in qualunque stato d’animo e in qualsiasi forma fisica.

2017 — Champoluc, la Bettolina (2.727m)
2017 — Champoluc, la Bettolina (2.727m)
2012 — Il canale Maiori (Mt. Sirente, 2.348m)
2012 — Il canale Maiori (Mt. Sirente, 2.348m)

Una montagna più cupa, più dura

Dal 1998 decido di cambiare tutto. Cambio il modo di sciare e cambio destinazioni. Non ho più voglia di piste battute, di località mondane, di comfort a portata di mano e di tutto il resto che viene con loro. Comincio così a cercare una montagna diversa: più dura, più silenziosa, a volte persino più cupa. Una montagna dove sei a strettissimo contatto con lei e con poche altre persone che la vivono nel tuo stesso modo. Offre poco, poche comodità, ma quelle che offre le apprezzi in modo del tutto unico. Passo così allo sci alpinismo, allo sci itinerante: quello che, per regalarti pochi minuti di discesa, ti chiede ore di fatica in salita tra neve immacolata, ghiaccio e roccia. Un’attività completamente diversa, capace di metterti davvero alla prova ma anche di regalarti emozioni difficili da descrivere.

Dalle Dolomiti meravigliose del Trentino alle grandi catene montuose della Valle d’Aosta, del Piemonte e della Francia. Chamonix e Cervinia diventano la mia seconda casa. Ogni salita è diversa. Ogni discesa è la sferzata di energia pura che resetta la mente dalla routine quotidiana.

È una forma di attività sportiva che ti mette alla prova sul serio — fisicamente e mentalmente — ma che ti restituisce a fine giornata quella sensazione unica di essere stato, anche se per poco, parte di lei.

A colori

Grazie a questo cambiamento mi avvicino ancora di più alla montagna. Dentro di me nasce l’esigenza di viverla anche lontano dall’inverno, soprattutto in primavera e in estate. Arrivano così le prime escursioni e le prime esperienze in ambienti non più coperti di neve e ghiaccio. Con l’Abruzzo a meno di due ore di macchina imparo finalmente a conoscerla a colori. Vette, passi, sorgenti, torrenti, laghi, boschi, animali e tanto altro finiscono per travolgermi definitivamente, regalandomi momenti di assoluta magnificenza.

2011 — Pizzo Intermesoli (2.635m)
2011 — Pizzo Intermesoli (2.635m)
2012 — Crinale del Sirente, vista del Cratere
2012 — Crinale del Sirente, vista del Cratere

Con la nascita di Emma arriva poi anche l’occasione di pianificare vacanze estive in montagna. Dal 2015 torno sistematicamente ogni anno in Trentino durante l’estate e, dal 2018, anche in inverno per vederla alle prese con lo sci. Oggi ormai è autonoma, sono sicuro che saprebbe cavarsela nella maggior parte delle situazioni. Le piace, la rispetta, la sfida quanto basta, ha nostalgia di lei già dal giorno prima di rientrare a casa. Non potevo essere più fortunato di così. Sono contento di essere riuscito a trasmetterle una delle più grandi passioni che vivo da quando sono piccolo.

Una domanda aperta

Da tanti anni ormai, continuo a pormi la stessa domanda: se fossi nato in montagna, o comunque molto vicino ad essa, quale sport avrebbe voluto che facessi mia madre? E soprattutto, a che livello avrei potuto competere? Risposte precise non ne ho. So però che avrei avuto una vita completamente diversa, con i suoi pro e i suoi contro rispetto a quella che ho vissuto. Ma so anche che avrei avuto Lei intorno a me ogni giorno.

2009 — Aguille du Midi (3.842m)
2009 — Aguille du Midi (3.842m)
2025 — Val di Rabbi (Stelvio)
2025 — Val di Rabbi (Stelvio)

Ringraziamenti

Ci sono persone senza le quali molte di queste avventure non sarebbero state possibili. Sento sia giusto nominarle e ricordarle per il ruolo di grande importanza che hanno ricoperto nel corso della mia crescita alpina. Elio: il primo compagno in assoluto di cordata: insieme abbiamo sperimentato tecniche, attrezzature e nuovi orizzonti ben oltre le Dolomiti. Andrea: amico straordinario e caparbio grazie al quale siamo riusciti a moltiplicare le uscite, migliorare le performance e raggiungere alti livelli di preparazione soprattutto su certi tracciati considerati estremi. E infine Barbara, che mi ha introdotto e presentato un Abruzzo che non sapevo esistesse — e che nessun altro avrebbe saputo farmi scoprire allo stesso modo.