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ARAndrea Roselli
Sci alpinismo
05 lug 2026 5 min di lettura

Ritorno al Col du Passon

La prima volta andò male. Attrezzatura sbagliata, energie finite prima della discesa. Tre anni dopo, con Jérome, il Col du Passon fu un successo clamoroso: da Argentière a Le Tour, 11,9 km percorsi tra ghiacciai, seracchi, rocce e canali che hanno reso questo itinerario una leggenda dello scialpinismo.

Col du Passon — 3.028m — Chamonix

Col du Passon — 3.028m — a sinistra Aiguille Verte - in fondo il Monte Bianco

Il Col du Passon (3.028m) è uno degli itinerari leggendari dello sci alpinismo nel massiccio del Monte Bianco. L'ho affrontato più volte, e ogni volta ha avuto qualcosa da insegnarmi. Per me dunque è speciale non soltanto per la bellezza del percorso o per l'ambiente grandioso che lo circonda, ma perché mi ha insegnato una lezione che ancora oggi considero fondamentale in montagna: esperienza e preparazione possono fare la differenza tra una sofferenza memorabile e una giornata perfetta...

Febbraio 2006 — l'attrezzatura sbagliata

Il perché del ritorno è tutto racchiuso nel primo tentativo. La nostra abituale guida alpina, Pierrick, non era disponibile. Io e mio fratello ci affidammo quindi a Guillaume, un altro professionista del Bureau des Guides di Chamonix, più giovane, promettente, specializzato in arrampicate su ghiaccio e nello speed riding. L'obiettivo fu raggiunto, ma l'escursione si rivelò una vera impresa. Le condizioni previste lasciavano pensare a una presenza importante di ghiaccio e per questo motivo affrontammo gran parte della salita esclusivamente con i ramponi. In realtà il ghiaccio comparve soltanto nel canale terminale. Per il resto ci trovammo a procedere per ore nella neve soffice, affondando continuamente e consumando energie preziose. L'attrezzatura scelta non si rivelò adeguata. Quella che normalmente richiede dalle due alle tre ore di salita si trasformò in una maratona di quasi quattro ore e mezza. Quando finalmente raggiungemmo il colle eravamo esausti. Ricordo ancora la frustrazione di non riuscire a godermi pienamente nemmeno i primi minuti della discesa che avevo atteso per anni. La stanchezza aveva preso il sopravvento sull'entusiasmo. Tornai a casa soddisfatto per aver completato l'itinerario, ma con la sensazione di avere lasciato qualcosa in sospeso. Sapevo che prima o poi sarei tornato.

Monolith - Aiguillette del Col des Grands Montets
Aiguillette del Col des Grands Montets
Col du Chardonnet — 3.323m
Col du Chardonnet — 3.323m

2009 — la rivincita

L'occasione arrivò nel 2009, tre anni dopo. Ancora una volta ero insieme a mio fratello. Ancora una volta Pierrick era impegnato altrove e ci venne assegnata una nuova guida alpina: Jérôme. Questa volta però avevamo un vantaggio enorme: l'esperienza. La sera precedente affrontammo il briefing con un'attenzione quasi maniacale. Raccontammo a Jérôme ogni dettaglio della nostra precedente escursione, spiegandogli quanto la scelta dell'attrezzatura avesse condizionato la giornata. Volevamo evitare lo stesso errore. Quando andammo a dormire avevo una sensazione particolare. Ero certo che l'indomani sarebbe stata una giornata da ricordare.

La sveglia suonò prima dell'alba. Le condizioni erano esattamente quelle previste dai bollettini. Cielo sereno, ottima visibilità e pericolo valanghe fissato a livello 3, marcato. Una situazione che, a Chamonix, sembrava fosse la normalità durante gli anni che mi ha visto sui suoi pendii.

Alle 8:00, alla base della stazione di Argentière-Lognan c'era già tanta gente in fila ad aspettare l'apertura dell'impianto. Un rituale ormai familiare. Superata la fila con il pass della special line, ci trovammo all'arrivo dell'ultima sezione della cabinovia intorno alle 9:00. Ancora una volta sotto l'Aiguille Verte a 3.295m. Ancora una volta stavo per entrare in uno degli ambienti più spettacolari delle Alpi. Davanti a noi si apriva il versante nord-orientale del massiccio. Un universo di ghiacciai, seracchi e montagne leggendarie.

Dopo un ultimo controllo dell'attrezzatura, qualche raccomandazione di Jérôme e un paio di fotografie, iniziammo la discesa questa volta percorrendo i pendii del Glacier des Rognons. Difronte ai nostri occhi, in piena luce, immenso, si poteva ammirare il Col du Chardonnet (3.323m), uno dei passaggi più iconici e prima tappa dell'alta via Chamonix-Zermatt. Ai suoi lati le Aiguille du Chardonnet (3.824m) e d'Argèntiere (3.901m). Poco più a nord, appena percettibile, il Col du Passon protetto dalla sua omonima Aiguille (3.123m). In basso, l'imponente ghiacciaio de l'Argentière.

Aiguille du Chardonnet a destra - sotto il Ghiacciaio de l'Argèntiere
Aiguille du Chardonnet 3.824m
Sotto l'Aiguille Verte — Base del Ghiacciaio Rognons
Sotto l'Aiguille Verte — Base del Ghiacciaio Rognons

La traversata del ghiacciaio

La prima parte dell'itinerario prevedeva la discesa fino a circa 2.400 metri di quota per raggiungere il punto migliore dove attraversare il Glacier d'Argentière. Anche oggi, a distanza di anni, ricordo la sensazione che provai osservando quell'enorme fiume di ghiaccio affianco a me. Seracchi modellati dal tempo, vicinissimi, a pochi metri, dalla nostra linea di discesa lasciavano scorgere il blu intenso del ghiaccio vivo. Un manto bianco di neve pareggiava ogni sua irregolarità nascondendo chissà dove le aperture dei crepacci. Un mondo apparentemente immobile che in realtà non smette mai di muoversi. Raggiunta la sponda opposta, con all'attivo già -875 metri di dislivello, iniziammo a risalire la morena davanti a noi per arrivare alla base del Glacier du Passon. Snowboard fissato allo zaino. Ciaspole ai piedi. Testa bassa. Passo dopo passo.

Questa è probabilmente la sezione più impegnativa dell'intera escursione. Non presenta particolari difficoltà tecniche ma richiede una buona preparazione fisica e una grande capacità di gestione delle energie nel tempo. I pendii del Glacier du Passon sembrano non finire mai. Ogni curva del tracciato lascia immaginare che il colle sia proprio dietro l'angolo. E ogni volta, invece, ci si accorge che manca ancora un altro tratto da percorrere. Ma questa volta tutto stava andando secondo i piani. Le energie erano buone. Il ritmo regolare. L'esperienza del 2006 ci stava finalmente restituendo i suoi frutti.

Pausa sul ghiacciaio Argèntiere
Pausa sul ghiacciaio Argèntiere
Panorama sul ghiacciaio de l'Argentière - in alto a destra l'Aiguille Verte 4.122m
Ghiacciaio de l'Argentière

Dopo circa tre ore di salita raggiungemmo l'ingresso del canalino terminale. L'ultimo ostacolo.

Salita sul Glacier du Passon
Salita sul Glacier du Passon
Uscita dalla morena del ghiacciaio Argèntiere
Uscita dalla morena del ghiacciaio Argèntiere

Il canalino

Centocinquanta metri, 45° di pendenza, sopra di noi - finalmente - il Col du Passon (3.028m).

Ci fermammo per una breve pausa. Qualche sorso d'acqua. Qualcosa da mangiare. Ma soprattutto qualche minuto per osservare ciò che ci circondava. Sentirmi infinitamente piccolo, eppure completamente parte di uno degli scenari più spettacolari del Monte Bianco, mi regalò alcune tra le emozioni più forti mai provate in vita mia. L'adrenalina. L'attesa. La fatica. Il silenzio. La soddisfazione di vedere l'obiettivo ormai a portata di mano, fermarono il tempo, rendendo quel momento indimenticabile. Tolsi le ciaspole. Indossai i ramponi. Impugnai la piccozza. E iniziai a salire

Ultimi metri verso la base del canalino
Ultimi metri verso la base del canalino
Il canalino — 150m a 45°
Il canalino — 150m a 45°
L'ingresso del canalino — piccozza in mano
L'ingresso del canalino
Nel cuore del canalino
Nel cuore del canalino

Quante emozioni affiorarono tutte insieme in quel momento, quasi non riuscivo a controllarle.

Uscita dal canalino
Uscita dal canalino
Io e Fabio
Io e Fabio

Raggiungemmo il colle senza particolari difficoltà. Una volta arrivati in cima rimasi immobile per qualche istante. Da lassù lo sguardo correva in ogni direzione. Si poteva vedere tutto il percorso fatto per arrivare dove eravamo. Impressionante! Scattammo qualche fotografia, sistemammo l'attrezzatura e ci preparammo per ciò che avevamo sognato per tutta la giornata. La mitica discesa in fuori pista di oltre 6 km.

Il Glacier du Tour

Il Glacier du Tour si aprì davanti a noi come un immenso anfiteatro bianco. Silenzioso. Perfetto. Incontaminato. Le prime curve furono quasi liberatorie. Tutta la fatica accumulata durante la salita sembrò dissolversi all'improvviso. Per circa un'ora e mezza percorremmo oltre 1.500 metri di dislivello immersi in uno scenario a dir poco straordinario. Pendii ampi. Pendenze regolari. Spazi sconfinati. E quella sensazione meravigliosa di poter scegliere liberamente la propria linea sulla neve.

La discesa verso Le Tour — 1.450m
La discesa verso Le Tour
Il Glacier du Tour — plateau superiore - dietro l'Aiguille du Chardonnet 3.824m
Il Glacier du Tour - plateau superiore

Ricordo le tracce lasciate dalle nostre tavole sul plateau superiore del ghiacciaio. Ricordo il rumore della neve sotto le lamine. Ricordo il silenzio assoluto che ci circondava. Che cosa fantastica! Eravamo alle stelle.

Quando raggiungemmo il fondovalle, nei pressi di Le Tour, ci fermammo. Togliemmo gli snowboard. Ci guardammo. E senza dirci nemmeno una parola io e mio fratello ci abbracciammo urlando come due pazzi. Per qualcuno guadagnare la vetta di un'escursione coincide con il punto più alto raggiunto. Per me, quel giorno, la vera vetta fu proprio l'abbraccio con mio fratello. Perché non stavamo celebrando soltanto una bellissima discesa, stavamo festeggiando una rivincita. Tre anni prima il Col du Passon ci aveva insegnato quanto la montagna possa essere severa quando qualcosa non viene pianificato correttamente. Nel 2009, invece, ci premiò con una delle giornate più belle vissute a Chamonix.