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ARAndrea Roselli
famiglia
22 apr 2026 4 min di lettura

La mia famiglia

Se chiudo gli occhi e penso alla famiglia in cui sono nato e cresciuto, il primo nome che mi viene spontaneo è quello di mio nonno. Non che gli altri siano da meno, anzi.

La famiglia — 1972

1972 — la famiglia riunita da sinistra: mio padre Leandro (con mio fratello Fabio) · zio Vezio · zia Renata (sorella di nonno) · nonno Silvano · nonna Mara · zia Gio' · mia madre Manuela (con me in braccio)

Con lui ho passato una quantità infinita di tempo. Ad ascoltarlo, a seguirlo in barca giornate intere in mare aperto con la speranza di pescare qualcosa, speranza spesso tradita, ma mai abbastanza da scoraggiarci. A vederlo ore e ore rinchiuso nel suo magazzino ad inventarsi e riparare cose, con quella concentrazione silenziosa che hanno le persone che sanno fare davvero. Col tempo è diventato il punto di riferimento per tutti noi. Ma probabilmente lo era già da sempre.

Mia nonna, il gendarme

Inevitabilmente, di riflesso, arriva lei. Mia nonna, una donna di altri tempi, un gendarme nel senso più affettuoso del termine. Ha messo regole a tutti e guai a chi sgarrava. Si è occupata sempre e solo della casa, dei figli, dei nipoti. La spesa ogni giorno, i pranzi, le cene, le merende. Instancabile. Il tipo di donna, madre e nonna che tutti avrebbero voluto avere. Io ho avuto questa fortuna.

Zio Vezio e zia Renata

Non vedevo l'ora che arrivassero. La maggior parte delle volte venivano apposta per portare me e mio fratello da qualche parte e già solo questo li rendeva gli zii più belli del mondo. Vezio, classe 1911, si prendeva affettuosamente gioco di tutti in famiglia e raccontava storie che ancora oggi non saprei dire con certezza se siano mai state vere. Renata, classe 1919, lo seguiva ovunque, anche in moto. Non poterono avere figli, ma si presero cura di tutti i più piccoli della famiglia come se lo fossero stati davvero. Di loro ho tanti ricordi, alcuni molto divertenti. Li racconterò dedicandogli un pezzo tutto loro.

Mia madre

Poi c'è lei. La persona più importante della mia vita, punto. Di mia madre potrei dire e raccontare all'infinito. Ne ha combinate tante, di cotte e di crude, ma è la persona che mi ha dato tutto quello che poteva darmi senza mai dire una parola. A volte anche più di quello che aveva. Non so come facesse, so solo che lo faceva e per certi versi continua ancora oggi a farlo.

Certe persone non hanno bisogno di spiegare quello che fanno. Lo fanno e basta. Mia madre è sempre stata così.

È una donna forte, non si è mai lamentata di nulla, e ancora oggi fa di tutto perché non manchi niente ogni giorno. È caduta tante volte nella vita, alcune per colpa di altri, ma si è sempre rialzata più forte di prima. Chiede aiuto difficilmente. Guai a proporsi in anticipo, ma se non ti proponi, te lo ricorda lei. È permalosa, anche se non lo ammetterà mai. È testarda: convincerla del contrario è un'impresa. Solo adesso comincio a farmi una vaga idea di a chi, tra tutti, assomiglio di più. Scriverò di lei più di tutti gli altri, è il minimo che posso fare per renderle omaggio e tutta la mia riconoscenza.

Mio padre

Leandro era severo, ma a casa non ci stava quasi mai. Da bambino era difficile da capire. Da adulto, molto più semplice: aveva probabilmente bisogno di altro rispetto a quello che una famiglia ti chiede. Il matrimonio con mia madre non durò a lungo. Quando io e mio fratello avevamo bisogno di lui, spesso non c'era, per gli amici invece sì, in tutti i sensi. L'ho metabolizzato senza rancore, anche se ci ha messo vent'anni ad avere un senso. Nonostante mio nonno abbia fatto di tutto per non farmi sentire quella mancanza, un padre mi è mancato davvero, proprio mentre stavo crescendo. È mancato nel 2009, cinque giorni prima di mio nonno. Sono andato a prenderlo in Romania per riportarlo a casa. Scriverò anche di lui. Al di là di tutto, glielo devo.

Mio fratello, mia zia e mio cugino

Mio fratello è più piccolo di me di quattordici mesi, praticamente coetanei. Siamo cresciuti insieme, mano nella mano, e quella vicinanza si sente ancora oggi. È un altro importantissimo elemento della mia vita, fondamentale per la mia crescita. Mi piacerebbe scrivere e raccontare su di lui tantissimo, e lo farò.

E poi c'è mia zia, la sorella di mia madre. Ancora oggi non ho ben capito di chi abbia mai preso. È fantastica, stravagante, a volte un po' indietro con i tempi, anche se credo sia lei a volerlo dare a vedere. Laurea in fisica con 110 e lode, dottorati e master in tutto il mondo. Lo scienziato della famiglia, dico sul serio. Con un solo, imperdonabile neo: non sa cucinare nemmeno una pasta in bianco se non al microonde. Eppure è lei quella con tutti i titoli accademici. La vita ha i suoi misteri.

Poi c'è Valentin, il figlio di mia zia. È nato nello stesso giorno in cui sono nato io, anni dopo, ma stesso giorno. Che strana coincidenza, vero? Mi ha tolto l'esclusiva del San Valentino Day, ma ha regalato a tutti noi qualcosa che mancava. Come quando all'improvviso trovi il pezzo del puzzle che cercavi da tempo per completare l'opera. Occhi azzurri, efelidi qua e là, riservato all'inizio un po' come mio fratello, ma di grande compagnia appena si sente a suo agio.

Quello che viene dopo

Infine, ma non ultima, c'è la mia famiglia, quella che ho costruito io, con la mia compagna e mia figlia. Ma di questo ne scriverò in altri articoli. Trovarle il giusto spazio non è un dovere, ma un riconoscimento dovuto.